E’ come se ci fosse un grande vuoto. Incolmabile.
Come si direbbe di una morte, di qualcosa di irreparabile.
Uscita dallo studio di A., ci siamo stretti la mano e lui aveva un grande sorriso. Ha detto, aprendomi la porta: “mi raccomando, si faccia sentire se ha delle novità, specie se sono delle belle novità, non voglio essere qui solo per le cose brutte.”
Lo so a cosa si riferiva, al fatto che la risposta sulla qualità del mio scritto possa arrivare, uno di questi giorni. Temo che, al contrario, non arriverà nulla. Se uno deve valutare uno scritto non è che ci mette chi lo sa che, in fondo erano tredici cartelle. Leggerle è una cosa che si fa velocemente e se c’è da capire qualcosa, nel bene e nel male, la si capisce già dalle prime dieci o quindici righe o anche prima. Ormai son dieci giorni che ho spedito quel racconto e forse ho sbagliato tipo di racconto, ma chi se ne importa. A dire la verità non mi rodo nell’attesa, è come se accettassi tutto quel che deve venire: il bello, il brutto, considerando che, sia nell’uno che nell’altro caso, quel che mi verrà comunicato sarà comunque costruttivo.
Così, da quasi un mese a questa parte, non scrivo niente. Non ho scritto niente.
E’ come se non succedesse niente e in effetti è così.
Nel web ho cancellato tutte le cose palesemente riconducibili a me, ho rotto i ponti con (quasi) tutti e la mia casella di posta elettronica rimane vuota, muta, silenziosa.
Il mondo della scrittura, qui, è stato una grande delusione per me. Più che altro le persone che scrivono per farsi pubblicare, sono state una grande delusione per me. Io me le immaginavo più “pure”, non so come dire.
M. dice che il mondo è bello perché è vario.
G. mi ha detto che il mondo è bello perché è avariato.
Il mondo è vario. Che sia bello mi lascia nel dubbio.
Accetto tutto.
Punto.

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